Verbali di udienza di uno degli esecutori

Verbale di udienza. Interrogatorio di Ferdinando Cataldo, imputato di essere uno degli esecutori dell'omicidio di Giancarlo Siani. Pubblico Ministero Armando D'Alterio. Napoli, carcere di Poggioreale, 19 Novembre 1996.

PM Quindi questo fatto che significato ha? Lei dice che a un certo punto fu arrestato Gionta Valentino……

IMPUTATO Sì, fu arrestato Gionta Valentino. Il giorno dopo, il giornale si poneva la domanda di che cosa ci faceva Gionta Valentino con Francesco Vasto in Marano. Allora i Nuvoletta si preoccuparono perché dicevano che avevano scoperto che Gionta stava qua e che potevano avere le guardie addoss, cioè erano preoccupazioni normali. Poi dopo siamo andati avanti così. Dopo cinque o sei giorni è uscito questo famoso articolo di giornale dove il giornalista diceva che Bardellino e Carmine Alfieri avevano fatto una proposta ai Nuvoletta che facevano una tregua, una specie di patto mafioso, però volevano la testa di Valentino. In pratica il giornalismo diceva che loro avevano venduto Valentino e che l'avevano fatto arrestare. Quindi loro si sono sentiti offesi dicendo: " Che siamo degli infami? Facciamo arrestare le persone?"

PM Che cosa dicevano i Nuvoletta su questa cosa? Si sono offesi perché?

IMPUTATO Perché il giornalista faceva capire nell'articolo, lo diceva specificatamente, che Carmine Alfieri e Bardellino dicevano che avrebbero fatto la pace con loro, ma che in cambio dovevano dargli la testa di Valentino Gionta. Cioè il giornalista faceva capire che hanno fatto questo a Gionta per fare la pace con Carmine Alfieri.

PM Quando lei dice i Nuvoletta, intende persone precise?

IMPUTATO Angelo Nuvoletta e Lorenzo Nuvoletta. C'era un mio compare che poi mi ha battezzato, si chiama Gaetano Lubrano e Maurizio Baccante.

PM Poi che cosa accadde?

IMPUTATO Che Lorenzo Nuvoletta era nervoso per questo fatto. Diceva:" Come? Noi mica siamo infami? Noi mica facciamo arrestare le persone? Se noi volevamo vendere Valentino, tanto vale che uccidevamo te e Valentino che stavate sopra la terra." Lorenzo Nuvoletta disse che per il fatto di questo giornalista loro portavano la nomina di essere infami, che si dovavano dare dimostrazione che loro non facevano arrestare le persone.

PM Quindi che cosa accadde?

IMPUTATO Siccome che il giornalista Giancarlo Siani stava a Torre Annunziata, faceva il corrispondente a Torre Annunziata e se la faceva vicino al bar "La stecca d'oro"

PM Dova sta, in che via si trova?

IMPUTATO Vicino alla polizia, a venti metri dalla polizia. Stava sempre là questo Giancarlo Siani.

PM Quindi lei lo conosceva di persona?

IMPUTATO Sì

PM Nel senso che vi eravate anche incontrati?

IMPUTATO No, lo vedevo lì però non gli ho mai parlato. Sapevo che era un giornalista perché andava sulla questura, ai carabinieri, a prendere informazioni di qualche blitz, però non ho mai parlato con questo Siani. Quindi dissi che lo conoscevo e se la faceva vicino al bar "La stecca d'oro".

PM Lei questo colloquio con chi lo stava facendo?

IMPUTATO Sotto questo capannone.

PM Di quale capannone sta parlando?

IMPUTATO Sulla terra di Nuvoletta.

PM All'interno o all'esterno di questo complesso di Nuvoletta?

IMPUTATO All'interno

PM A che serve questo capannone o serviva?

IMPUTATO Prima c'era la paglia dei cavalli a terra. Mettevano i cavalli in questi box, però l'anno sfondato ed è tutto un capannone lungo.

PM Sono stati liberati dai framezzi interni?

IMPUTATO Non ci sono più. Vedendo la paglia a terra ho che erano box per i cavalli, però non ho mai domandato se erano per i cavalli oppure no.

PM Cavalli non ne ha visti?

IMPUTATO Sì, li ho visti.

PM Dove li ha visti?

IMPUTATO Perché viene il capannone e poi viene uno spazio così lungo. Ci sono i recinti e ci stavano i cavalli lì dentro.

PM Sempre all'interno di questo capannone o all'esterno?

IMPUTATO All'esterno.

PM Un recinto esterno?

IMPUTATO Sì.

PM Non coperto?

IMPUTATO No, ho pensato che i cavalli di sera se ne andavano dentro questi capannoni.

PM Allora in questo capannone lei discusse insieme a…

IMPUTATO Lorenzo Nuvoetta, Maurizio Baccante, Angelo Nuvoletta, Gaetano Lubrano, detto "Bucaciov" ed io. Abbiamo parlato di questo fatto e dissi:" Lo conosco questo Giancarlo, se la fa vicino al bar." Poi più tardi venne Salvatore Annunziata detto "Damiano".

PM Chi era Salvatore Annunziata detto "Damiano"?

IMPUTATO Era un componente di Cosa Nostra, faceva riferimento a Luigi Di Meglio. I Nuvoletta stavano nervosi di questo fatto. Dissero:" Qua dicono che noi siamo infami." Ecco perché dal discorso subito uscì il fatto di ammazzarlo, perché disse Lorenzo Nuvoletta che lui pensava che questo giornalista era "corrotto" con Carmine Alfieri. Allora pensò che questo fu un articolo che aveva fatto fare Carmine Alfieri o Bardellino per buttargli il fango addosso ed in questo caso si doveva uccidere. Questo fu il discorso. Quando venne Salvatore "Damiano" gli domandai:" Ma è questo Giancarlo Siani che se la fa vicino al bar "La stecca d'oro"? Lui dice sì.

PM Lui chi è?

IMPUTATO Salvatore Annunziata che disse:" Sì è quel ragazzo che se la fa vicino al bar "La stecca d'oro". Lo conosce è un amico mio."

PM Chi disse "Quello lo conosco, è un amico mio?"

IMPUTATO Annunziata. Disse:" Perché? Si deve fare qualche tirata d'orecchio? Ha fatto qualche cosa che non va?" E Lorenzo Nuvoletta ci spiegò il fatto e disse:" Questo è uno che ha sempre fatto questo. Con l'articolo ci ha buttato la calunnia addosso dicendo che noi siamo infami. Questo si deve ammazzare." Quindi si è parlato del fatto che si doveva ammazzare questo giornalista. Quindi dissi che lo conoscevo e per dimostrare che si potevano fidare dissi che potevo andare anche io a fare questo omicidio…Poi Lorenzo Nuvoletta disse di mandare l'ambasciata a Valentino Gionta che si doveva uccidere questo giornalista.

PM Chi erano le altro persone presenti a questa discussione?

IMPUTATO Sempre le sette otto persone che stavano lì.

PM Che posizione assumevano su questa vicenda?

IMPUTATO Angelo Nuvoletta è il capo di Cosa Nostra a Napoli, Lorenzo Nuvoletta è coordinatore, Gaetano "Bucaciov" era consigliere della famiglia dei Nuvoletta, Luigi Baccante detto "Maurizio" è capodecina di Marano. Erano persone che comandavano.

PM Cosa dicevano su questo fatto?

IMPUTATO All'inizio tentennavano un po', poi quando Lorenzo Nuvoletta disse che si doveva uccidere perché la famiglia Nuvoletta non sono degli infami, dicemmo di sì.

PM Angelo Nuvoletta disse qualcosa su questa vicenda?

IMPUTATO Sì

PM Cosa disse?

IMPUTATO Disse:" Se si deve fare, si fa e basta. Mandiamo l'ambasciata a Gionta Valentino che noi vogliamo uccidere a questo."

PM Baccante Luigi detto "Maurizio" cosa disse?

IMPUTATO Era d'accordo, perché ormai Lorenzo Nuvoletta stava come un pazzo e diceva che non erano degli infami. Questo fatto fu per lui una grande offesa.

PM Quando Angelo Nuvoletta disse "Mandiamo l'ambasciata a Gionta", che cosa si fece? Perché si doveva mandare questa ambasciata? C'era un motivo?

IMPUTATO Per mettere a conoscenza Gionta del fatto che si doveva uccidere questo giornalista ed anche i motivi del perché si doveva uccidere il giornalista, perché Gionta è un uomo di Cosa Nostra.

PM Chi è Gabriele?

IMPUTATO Donnarumma, il cognato di Gionta. Venne Donnarumma al capannone a Vallesana e ci hanno spiegato la situazione. Siccome eravamo tutti latitanti noi ce la facevamo sotto questo capannone perché si vedeva anche se veniva qualcuno, qualcosa, e quindi potevamo scappare dentro le terre.

PM Che cosa si vedeva dal capannone?

IMPUTATO Si vede il parco. Se vengono i carabinieri, da sotto a questo capannone si può vedere, se qualcuno viene da dentro il parco, qualche estraneo. Poi si può scappare per molte strade dentro le campagne.

PM Questa terra di Nuvoletta è molto ampia?

IMPUTATO Sì, spunta fino sopra ai Camaldoli.

PM Viene Donnarumma Gabriele a Marano?

IMPUTATO Sì.

PM E parla con lui?

IMPUTATO Parla con Lorenzo Nuvoletta, Angelo Nuvoletta, Maurizio Baccante e Gaetano. Stavano tutti là e fecero queso discorso di portare l'ambasciata a Gionta che riguardava il fatto che volevano uccidere il giornalista per dimostrare che erano onesti.

PM Poi?

IMPUTATO Così fu, portò l'ambasciata a Gionta. Gionta disse:" No, credo ai Nuvoletta che non mi hanno fatto arrestare. Il giornalista non si deve uccidere, perché se si uccide il giornalista mi danno la colpa. Poi per quale motivo, se io ho fiducia dei Nuvoletta, perché mi avrebbero dovuto fare arrestare?" Questo è il discorso che ci fece Donnarumma, che disse:" Se è per lui non uccidete il giornalista perché lui non crede il fatto dei giornali."

PM Questo chi lo riferiva?

IMPUTATO Donnarumma

PM Cioè Donnarumma riferiva l'opinione di Gionta?

IMPUTATO Sì.

PM Quindi Donnarumma riferiva queste dichiarazioni di Gionta. Che cosa si disse, se si disse qualcosa, a queste affermazioni?

IMPUTATO Dissero:" Noi ringraziamo Gionta che non crede al fatto del giornalista, però è un fatto personale, si deve uccidere questo giornalista."

PM Chi diceva questa cosa?

IMPUTATO Lorenzo Nuvoletta, e stava in mezzo anche Angelo Nuvoletta che diceva:" Sì, come ha deciso mio fratello così si deve fare", anche perché Angelo era il capo. Quando Lorenzo insistette su questo discorso, lui disse:" Va bene, si deve fare e basta, la responsabilità ce la prendiamo noi. Loro fanno i carcerati, noi stiamo in libertà, e ce la vediamo noi." Questo dopo cinque o sei colloqui. Perché non è che se ne è parlato solo una volta, ci sono voluti sei o sette incontri. Poi Donnarumma si sfogava dicendo:" Questi fanno emettere il mandato di cattura a mio cognato, ma perché si sono fissati con questo giornalista?"

PM Si sfogava con chi?

IMPUTATO Con me, Enrico Gallo e Salvatore "Damiano". Diceva:" Ha detto mio cognato che non si deve uccidere, perché se si uccide mettono il mandato di cattura a lui. Quindi perché si è fissato con questo giornalista?"

PM Donnarumma questi sfoghi li faceva con lei, con Damiano ed Enrico Gallo?

IMPUTATO Sì

PM Ma Donnarumma quante volte andò in carcere a parlare con il cognato?

IMPUTATO Cinque, sei, sette volte. Svariate volte, è un discorso che è stato fatto in un mese, due mesi.

PM Poi come si conclude questo discorso, se si conclude?

IMPUTATO Alla fine, sempre questi qua: Angelo Nuvoletta, Lorenzo Nuvoletta, Maurizio Baccante, Gaetano Lubrano detto "Bucaciov" insistettero che si doveva uccidere questo. Ma è successa una cosa prima, che Salvatore "Damiano" disse:" Vedete che Giancarlo Siani non fa più il corrispondente a Torre Annunziata ma sta direttamente al Mattino di Napoli." Loro su questo discorso dissero:" Ora stiamo proprio bene. Questo ormai non fa più il giornalista a Torre Annunziata ma lo fa a Napoli, perciò l'indagine non è che può partire da Torre Annunziata se lo vedono a Napoli." Quindi all'ultimo disse Gabriele:" Mio cognato ha detto che va bene, se si deve uccidere, uccidiamolo, basta che non lo facciamo a Torre Annunziata."
Considerazioni su una condanna a morte

Quando si delibera su di noi in nostra assenza, quando una commissione si riunisce per noi, di solito è per stabilire se abbiamo superato un esame, se possiamo ottenere un lavoro, se meritiamo un encomio o punizione.

Sono passati i tempi in cui altri avevano il potere di decidere se ci era permesso o no continuare a vivere. Dovrebbero essere passati, e morire di questa morte oggi è come sfilare l'unica carta nera da un mazzo di centinaia di carte bianche. Dovrebbero essere passati, quei tempi, e per riflettere sul serio su una simile morte bisognerebbe immaginare che adesso qualcuno rimescola le carte e poi toccherà a noi scegliere.

Ma forse pensare che la stessa fine assurda possa riguardare anche noi è una deriva folle che ci allontana dalla realtà. La realtà è che la morte rara non è meno vera, anche se leggere gli atti di questa condanna, mentre ci consegna l'infamia nella sua forma più pura, semplice e immediata, così, stranamente, ci distoglie da ogni verosimile, inimmaginabile realtà.

Che effetto imprevedibile, straniante hanno sempre le parole scritte, anche quando sono soltanto trascritte ("con l'assistenza del collaboratore di cancelleria Marcello Baldi che, espressamente autorizzato, si avvale di personale tecnico per la redazione el verbale con la stenotipia, signor Alberto Carmosino.." è precisato in calce all'interrogatorio), perché altri uomini a loro volta giudicassero la pena che meritavano, in una alternativa di bene e male degna di una remota filosofia dei ricorsi.